Gli affreschi di Santa Chiara

  • Un raro tesoro di affreschi "perduto, dimenticato, ritrovato" che ci riporta concretamente ad un'epoca lontana, gentile e crudele, fastosa e miserabile: ai tempi dei polentani, di Dante, di Giotto.

    L'esecuzione degli affreschi fu affidata alle maestranze più attive e più celebri di tutta la regione: quelle riminesi, che probabilmente erano già state attive per i Polentani nelle chiese di San Giovanni Evangelista e di San Francesco. I riminesi avevano elaborato uno stile aggiornato su quello modernissimo di Giotto, che avevano visto lavorare ad Assisi e a Rimini, ma caratterizzato da una dolcezza cromatica e da una delicatezza pittorica molto particolari, che denunciano le loro radici «adriatiche» e le loro lontane ascendenze «bizantine». Come dal punto di vista culturale, così erano ben aggiornati dal punto di vista organizzativo: si trattava di maestranze esperte, che lavoravano in gruppi affiatati, riuscendo a compiere in maniera abbastanza veloce e coerente le opere loro commissionate, sotto la guida di un maestro che, dopo aver discusso il contenuto e la disposizione delle composizioni con i committenti e con i collaborati, dirigeva personalmente i lavori e se ne assumeva la responsabilità.

    Il maestro che ha operato in Santa Chiara è Pietro da Rimini, un artista di grande personalità che ha svolto un'attività quasi frenetica come pittore e come direttore responsabile di grandi cantieri pittorici tanto in Romagna che nelle Marche e nel Veneto, soprattutto nel secondo e terzo decennio del Trecento; cantieri che finirono per assorbire l'attività e per annullare le caratteristiche degli artisti più vecchi della «Scuola riminese», come Giovanni, Giuliano e Francesco, che condizionano l'educazione degli artisti più giovani, come il Baronzio.

    La datazione degli affreschi di Santa Chiara dovrebbe aggirarsi intorno al 1320; infatti dal punto di vista stilistico sono molto vicini a quelli della Pieve di Bagnacavallo ed ai brandelli superstiti della chiesa di San Francesco a Ravenna.

    Il ciclo pittorico che ornava la chiesa delle Clarisse di Ravenna; è finalmente recuperato e ricostruito, e finalmente leggibile nei suoi connotati genuini e nei suoi valori d'arte, grazie ad un restauro sapientemente condotto. L'esposizione di tutte le parti di questo ciclo all'interno del Museo Nazionale di Ravenna (piano terra, sala dell'ex Refettorio adiacente all'ingresso) costituisce un avvenimento lungamente atteso e di straordinaria importanza, perché ci permette di recuperare tutta una fase della nostra civiltà figurativa.

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